Ci sono libri sul cui giudizio non riusciamo proprio a decidere. Per questo non ci resta che proporvi sia la recensione positiva che quella negativa. Lasciamo il verdetto finale a chi il libro lo ha letto e a chi lo leggerà.
PERCHÉNO / SÍPERCHÉ
Si può avere l’ambizione di scrivere un capolavoro. Un romanzo-mondo dove dentro ci sia tutto, destinato a diventare una pietra miliare della letteratura nei secoli. Cervantes, Joyce, Proust, Austen e via discorrendo. Ma ciò che fa Di Mino con Lo splendore è qualcosa di più: è una opera sacra che intende affiancarsi alla Bibbia, all’Odissea, alla Cabbala, ai Veda, non rinunciando ai primi, e quindi accostando sacro e popolare, scrittura criptica ed esoterica a scrittura scorrevole, narrazione automatica e monologica a narrazione estesa e corale.
Si può avere questa ambizione e scrivere sette volumi di seicento pagine, affiancandoli al libro azzurro. Sul sito illibroazzurro.it si può leggere: «Il libro azzurro è uno dei tre libri inesistenti che reggono la trama de Lo splendore, romanzo di Pier Paolo Di Mino di cui Veronica Leffe cura l’iconografia realizzando un ciclo figurativo che, a partire dai tre libri inesistenti che lo compongono, completa il pleroma immaginale dell’intera narrazione». Chiaro no? Abbiamo un libro – Lo splendore in sei volumi, o sette, che vuole affiancarsi ai libri sacri dell’umanità e un libro illustrato che si affianca a Lo splendore per illuminarne il senso.
«Il tema è l’amore ma inteso in un senso prettamente filosofico, ovvero inteso secondo le riflessioni della cosiddetta filosofia d’amore. Questo tipo di riflessione sull’amore, di ascendenza platonica, ha impegnato per secoli filosofi e mistici ebrei, cristiani e arabi e, infine, tutta quella corrente di pensiero italiano che, principiando con Dante, e passando per l’umanesimo, è giunta fino al Rinascimento. Non è difficile congetturare che la filosofia d’amore, con la sua attenzione al pensiero logico e dialettico unito ai valori dell’immaginazione e dell’anima, della poesia e della bellezza, sia in grado ancora oggi di rivitalizzare l’intelligenza umana».
Una intelligente postfazione di Giulio Mozzi, curatore della collana Fremen di Laurana editore, ci aiuta a capire il senso di questa operazione letteraria, artistica ed editoriale. Ci dice Mozzi: «Che cosa è il tempo? È mutamento. Che cosa è una storia? È il racconto dei mutamenti. Che cosa è questo libro? Questo libro é un libro dei mutamenti». Bello. Ma auguriamo a Mozzi di non dover andare in stampa anche con gli altri sei volumi.
L’opera di Pier Paolo Di Mino è monumentale per due motivi: le dimensioni e le ambizioni. Il primo volume, Lo splendore – L’infanzia di Hans, conta 670 pagine ma seguiranno altri sei o sette volumi. Il romanzo (se si può chiamare così) ha l’ambizione di mostrarsi come un nuovo Zohar, uno dei testi più importanti della tradizione cabalistica. L’autore afferma che ci sta lavorando da dieci anni.
Il maggior pregio della prova di Di Mino, e della sua immaginazione, sta nell’essere riuscito a fondere mirabilmente due livelli di scrittura, uno alto, colto, complesso e uno semplice, immediato – se mi è concessa questa semplificazione. Leggiamo le pagine di questo libro con facilità, come fosse un romanzo popolare, ma dentro – o sotto, non so – c’è tutto un mondo di domande, riflessioni, situazioni umane e mitiche, condizioni psicologiche. Un mondo che ci fa dire che in questo splendore c’è tutto, e tutto entra nella nostra mente mentre leggiamo queste storie capaci di tenere compagnia. Sì, proprio così, ci si vuol tornare ma non per voltare pagina in fretta, come si dice per i romanzi noir o gialli contemporanei; non è un voltapagine, lo splendore di Paolo Di Mino, è uno scrigno di pagine e quando ci si torna ci si ritrova in un posto confortevole che scorre come un paesaggio.
È merito della voce del narratore, che pur non cedendo mai all’aulico, all’alto, all’inutilmente complesso, alla citazione colta riesce ugualmente, e meglio, a portarci in un mondo dove abitano la poesia e la conoscenza.
Hans Doré nasce nel 1911 in un sobborgo dei Berlino. Ha un destino? Sì, probabilmente il suo destino è quello di un Salvatore. Questo è accennato subito nel testo, ma il lettore viene accompagnato indietro nel tempo dove hanno abitato gli avi di Hans – Hermine, Clea, Gustav, Joseph – di cui Pier Paolo Di Mino racconta la storia personale e la storia delle loro idee e passioni: la guarigione dei corpi per la curatrice Hermine, la preghiera per Clea, il socialismo per Joseph, l’eccesso per Gustav.
«Questo mescolarsi di popolare ingenuità narrativa, poesia, enigmi e sofisticata struttura filosofico-misterica suscita un’allucinata meraviglia, paragonabile a quella in cui si cade, per esempio, davanti ai quadri di Hieronymus Bosch». (Filippo Golia)
Non perdete questo libro, non fatevi spaventare dalle dimensioni e dai temi ma lasciatevi sedurre dal ritmo della scrittura e dai suoi significati.
Lo splendore di Pier Paolo Di Mino
2024, Laurana Editore, 670 pp.