Ci sono libri sul cui giudizio non riusciamo proprio a decidere. Per questo non ci resta che proporvi sia la recensione positiva che quella negativa. Lasciamo il verdetto finale a chi il libro lo ha letto e a chi lo leggerà.
PERCHÉNO / SÍPERCHÉ
Nell’ultimo libro di Domenico Starnone, un autore che amiamo molto, c’è qualcosa che non va. Non è facile dire che cosa non vada in questa prova, proprio perché la leggerezza e la raffinatezza del suo stile sono le solite. Ma l’autocompiacimento del protagonista, che è poi l’autore (Starnone e Nicola hanno la stessa età, ottantadue anni, e sono entrambi scrittori), è fastidioso. Gli piacciono le donne, e va bene, le guarda e loro si lasciano guardare, e va bene, gli fanno tornare in mente la madre, e va bene, sogna di pagaiare insieme a una ventenne, e va bene.
Nelle pagine de Il vecchio al mare non c’è trama ma solo una vaga atmosfera vitalistica, pur rallentata dall’età, e il tutto risulta noiosetto. Nicola passa volentieri il pomeriggio nella boutique di Evelina a innamorarsi dei vestiti che le clienti provano, ma non si chiede mai se anche il lettore ami starsene tra gli svolazzi infiniti di abiti femminili.
Ma perché tutto questo? Perché tutti questi personaggi stereotipati, dallo scrittore protagonista alla ragazza del kayak, al fantasma della madre? In cambio di cosa? Di alcune riflessioni magistrali sulla scrittura e sulla vecchiaia? Sì, potremmo dire. Potrebbero bastare. E invece no: a Starnone chiediamo di più.
Il romanzo non riesce a svilupparsi e a diventare una storia che abbia senso raccontare. Il gigioneggiare di Nicola tra spiaggia e mare incolla pagine magistrali ad altre scadenti. Le incolla, appunto: sembrano scritte in momenti diversi, recuperate dai cassetti, adattate a un vecchio che sta al mare in un ottobre caldo e malinconico. Perché vede sua madre nella giovane commessa? Non si sa. Poco si sa, del resto, di tutta la storia: anche se ci si sforza di leggere il romanzo fino alla fine.
Il gioco gli è riuscito. A Starnone è bastato trasformare un articolo in una preposizione per passare dalla lotta eroica contro la natura e la vecchiaia de Il vecchio e il mare di Hemingway a una resa fanciullesca al tempo che passa di Nicola, il protagonista de Il vecchio al mare, probabilmente un doppio dello stesso Starnone.
Nicola va a zonzo nei corridoi a volte stretti e bui a volte sorprendentemente sontuosi della propria vecchiaia, ha preso in affitto una casa al mare, si rilassa tutti i giorni in spiaggia e non si lascia sfuggire le occasioni sociali che offre il posto che ha scelto: una ragazza che pagaia su una canoa, la sua datrice di lavoro, Evelina, che gestisce una boutique, le clienti di Evelina, un uomo che cerca tesori tra la sabbia con un metal detector… Questi e altri, in un clima di serenità che gli permette di incontrare anche chi non c’è più, come sua mamma, che era sarta e che riappare più volte tra i vestiti di Evelina e all’orizzonte del mare, sulla canoa di Lu.
In questo clima, con questo panorama, con queste persone Nicola cerca anche nuove avventure: come quella di comprarsi un kayak e imparare a pagaiare. A ottantadue anni. Ci pensa senza baldanza, senso di sfida: la vecchiaia si adagia sul corpo di Nicola come un lenzuolo leggero e stranamente confortevole, così foriero non solo di ricordi ma di nuova vita.
Infine: l’abilità narrativa di Starnone costruisce un protagonista bugiardo, ma non meschino. Nicola infatti è uno scrittore, ma se ne vergogna; e racconta alle sue nuove amicizie che è un magistrato in pensione. Non vuole svelare che «nel corso della sua vita ha fatto di tutto, proprio di tutto, per smania di racconto».
È di questo che si vergogna? Forse non è riuscito a «trovare le parole giuste per dare un senso a ciò che mentre vivi viene giù a vanvera?». Ecco: basta questa frase a dare un senso nobile a tutto il romanzo di Starnone.
Il vecchio al mare di Domenico Starnone
2024, Einaudi

