Ci sono libri sul cui giudizio non riusciamo proprio a decidere. Per questo non ci resta che proporvi sia la recensione positiva che quella negativa. Lasciamo il verdetto finale a chi il libro lo ha letto e a chi lo leggerà.
PERCHÉNO / SÍPERCHÉ
Bisogna parlare anche degli esordi. Ce ne sono ogni giorno in libreria, bisogna farsi forza. Ci sono esordi eccezionali e esordi acerbi. Questo di Anna Chiara Bassan è un esordio acerbo. A essere indulgenti.
Si tratta di tredici racconti brevi, ma le storie sono prive di consistenza, svaniscono evaporate in una lingua artefatta, costruita. Un esempio?
«Le parole… sono precarie e mutevoli a causa del loro essere conversazioni intere anche da sole».
Chiaro e interessante, vero? Oppure:
«Tentano un incontro per baciarsi, non l’hanno mai fatto prima, inciampano sulla modalità, producendosi in una serie di avvicinamenti e ripensamenti. Finalmente, lui ha la bontà di salvarli dal comune impaccio, la ferma chiudendole le braccia lungo il corpo e la bacia, una sola musata secca canina. Andrea continua l’opera di salvataggio, accelerando la trama: fa due passi indietro, abbassa simultaneamente pantaloni-mutande, li lascia coagulati sopra le caviglie».
L’autrice, davanti all’onere della descrizione di un evento dissoluto come un bacio, perde la testa e decide di coagulare un paio di mutande. Ma perché? Non poteva lasciar perdere?
Anche la postfazione non è da meno. Un certo Claudio Frangioni (chi è? L’editore? Il mentore?) dichiara che rifiutandosi di catalogare il capolavoro dell’amica Anna Chiara come un libro di racconti lo definisce un romanzo a episodi. Peccato che questa fu la stessa definizione che dette Pier Vittorio Tondelli del suo Altri libertini. Un romanzo di quarantaquattro anni fa che rivoluzionò il canone letterario dell’Italia di allora. Quello sì. Non la sua goffa copia pop che traspira presunzione in ogni pagina.
Bisogna parlare anche degli esordi. Ce ne sono ogni giorno in libreria, bisogna farsi forza. Ci sono esordi eccezionali e esordi acerbi. Questo di Anna Chiara Bassan è un esordio eccezionale.
Classe 1992, vicentina, Bassan pubblica con una nuova casa editrice, Super Tramps Club, nella collana Atrio.
Tredici racconti brevi. Le pagine complessive del volume sono centoventi, ma tolta una introduzione e una postfazione ne restano un centinaio, quindi poco più di sette pagine a racconto.
I testi sono raffinati, usano un linguaggio letterario raro, di grande precisione e capaci di attrarre senza residui di noia o di incomunicabilità, rischio sempre presente in chi tenta una dotta innovazione.
Qui l’innovazione c’è, una forte base culturale pure, tanto che questo piccolo libro può dichiarare con una voce alta, inversamente proporzionale alla sua dimensione, che un nuovo modello di racconto è stato fondato.
È difficile scrivere una recensione di una raccolta di racconti, bisognerebbe scrivere una recensione di ogni pezzo e poi della raccolta – se come questa di Anna Chiara Bassan è costruita con rimandi sapienti da un racconto all’altro, con lanci di boomerang poetici e con echi profondi.
Come scrive negli appunti finali Giulio Frangioni, anche se si tratta di racconti c’è qualcosa nella capacità dell’autrice di raccogliere e intrecciare le storie che fa sì che il risultato finale non possa che essere definito un romanzo. Quindi non perdete questo nuovo “romanzo”, cercatelo e leggetelo con amore.
Il pop deve ancora venire di Anna Chiara Bassan
2024, STC Edizioni
